Atti del convegno sulle civiltà e culture antiche

 

Copertina del volume contenente gli atti del convegno del 1979 dal titolo

In questa mia breve nota introduttiva occorre subito fornire alcuni chiarimenti preliminari, porre qualche istanza ed esprimere, così, esi­genze e aspirazioni. Penso innanzitutto che bisogna rispondere a due eventuali domande che ognuno legittimamente può avanzare: perché proprio a me sia stato affidato il compito di dare l’avvio a questo convegno di puri contenuti archeologici e quale mai legame ci possa essere tra questi e le iniziative culturali promosse dai frati minori del santuario nella ricorrenza del quarto centenario della presenza france­scana in questo Convento.

Rispondo alla prima eventuale domanda.

A parte la designazione, vorrei dire amabilmente impostami dai frati e dagli amici che hanno fatto appello al senso di responsabilità civica e alla mia funzione di rappresentante della Società di Storia Patria di Ca­pitanata, purtroppo devo onestamente dichiarare che non sono altro che un semplice dilettante o, al più, un appassionato che è stimolato dalle occasioni, dagli inviti e dai richiami provocatori che vengono dai dintorni di questa terra. Altri, dunque, con specifica preparazione, avreb­be dovuto essere al mio posto. Tuttavia mi auguro che non incorra, quale profano, in profanazioni con topiche grossolane.

Comunque a noi garganici si impone la conoscenza di un elementare alfabeto archeologico. Ed è un elementare dovere perché nei nostri cam­pi, nelle doline, nei letti di torrenti rapinosi, non proprio metaforica­mente ma realmente, a ogni pie sospinto, si incorre in numerosi e sparsi manufatti litici. Non è poi senza significato (ed è anche questo un caso da rilevare), che i primi studiosi di tale materia, com’è stato autorevol­mente notato, siano stati «allora semplici appassionati e collezionisti»: un Capitano d’artiglieria, due maestri elementari, un dentista e «molti altri pionieri delle ricerche sul Promontorio» (A. Palma di Cesnola, II Paleolitico in Puglia, in La Puglia dal Paleolitico al Tardoromano, Milano, Electa, 1979, p. 21).

Tuttavia, studiosi accademici e iniziali pionieri d’occasione o im­provvisati, non hanno finora rivolto la loro attenzione a quest’area ar­cheologica che più direttamente ci interessa. Se escludiamo le numerose scoperte periferiche di Paglicci e di Spagnoli, la parte interna del Gargano occidentale è ancora tutta da esplorare. Tolto qualche individuale e recente interesse da me sollecitato, quel livello pionieristico di maestri elementari e di dentisti scende al minimo livello di pionieri lillipuziani: fanciulli e fanciulle, umili contadinelli, mobilitati e in qualche modo istruiti da chi vi parla, hanno raccolto materiale di notevole interesse, da me variamente poi distribuito o donato a privati o affidato ad amici dell’Università di Bari e di alcune scuole medie superiori della Capitanata. Già nel giugno dello scorso anno, lamentai la immeritata sorte di Cene­rentola di queste contrade garganiche da parte di studiosi e viaggiatori: uno sguardo distratto di Gregorovius o di Lenormant nel secolo scorso, nel Novecento un’attenzione di minor conto da parte di tanti e le bril­lanti corrispondenze di giornalisti, tra cui gli emiliani Antonio Beltramelli e Riccardo Bacchelli. Ed è così anche per l’aspetto geofisico: per esempio, circa la grande dolina di Puzzatino, dopo lo studio con ipotesi alquanto discutibili di Checchia Rispoli e le segnalazioni sommarie di Colamonico e di Baldacci, si è finalmente avuta una più accurata inda­gine di A. Bissanti, mio ospite per l’occasione, con una relazione apparsa per la Rivista Geografica Italiana ‘. Ed è, per me, la contrada di Puzza­tino, tra San Marco in Lamis e Sannicandro Garganico, un centro di notevole interesse di paleontologia umana. Vi confluiscono, trasportati da piogge alluvionali o da altro, relitti il cui valore è ancora tutto da recuperare e controllare. In verità, il prof. Palma di Cesnola allude a «stazioni ancora inedite del Gargano interno». Ho sottoposto a lui l’esa­me di un gruppo di manufatti litici, da me rinvenuti colà, al fine di proporgli l’esigenza di una adeguata ricognizione, di quest’area finora mai letta. E’ una segnalazione che spero sia accolta, almeno per diradare nebbie mitiche o fabulose presunzioni di natura campanilistica.

Estratto dalla nota introduttiva di Pasquale Soccio

Pubblicato: mercoledì, 09 ottobre 2013 (1.619 letture)
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