Atti del convegno su San Matteo

Copertina della pubblicazione contenente gli atti del convegno del 1978 su San Matteo

Nel dare l’avvio ai lavori di questo convegno sul convento di San Matteo, in una mia breve e rapida nota d’apertura, vorrei sottolineare l’importanza dell’avveni­mento e l’assoluta novità, sintetizzando tutto nell’elo­quenza di un solo avverbio, questo: finalmente. È infatti il concentrato di sentimenti, di considerazioni e di aspi­razioni che possono essere lo scopo tematico di fondo. Carico di significati, esso non vuole scadere, per abuso di amicizia, in un tono confidenziale fuoriposto; né sca­turire da uno stato d’animo, per quanto psicologicamente giustificabile, altrettanto effimero. Esso si vuol limitare a una constatazione che può apparire sorprendente, spe­cie se dettata da un consapevole impulso di sensibilità civica e vorrei dire di sentita responsabilità personale e collettiva di tutti gli studiosi, devotamente affezionati o nati all’ombra di questo santuario.

Vale a dire: esso non è soltanto il sospiro di sollie­vo di chi si siede pago e soddisfatto, dopo un lungo tra­vaglio di preparazione organizzativa, pervenendo a giorni come questi fervidamente sognati e oggi realizzati.

Non è solo l’empito di gioia nel vedere finalmente eminenti personalità, insigni studiosi, un pubblico qua­lificato e tanti cari amici, tutti qui convenuti non tanto per l’invito quanto per una nostra fervida invocazione di presenza.

Ma non sarebbe tutto se questo finalmente non fosse riferito a una considerazione oggettiva e alla finalità che questa considerazione imponeva quale dovere con un invito a un’azione conseguente.

Ecco: è sorprendente notare come questo luogo, si vorrebbe naturalmente votato alla sacralità da sempre e al culto spontaneo di una fede tenacemente viva; un’ab­bazia che ha esercitato un suo ruolo rilevante quale potenza religiosa e politica, per circa cinque secoli; un convento francescano industre e operoso, senza soluzione di continuità a tutt’oggi, per oltre quattro secoli; a cui è da unire la congiunta vita di un casale feudale nato alla sua ombra e che negli ultimi due secoli si è trasfor­mato impetuosamente in una popolosa città; è sorprendente, dunque, rilevare come tanta prodigiosa vitalità bimillenaria non abbia ancora avuto un suo storico con un adeguato studio, una compiuta monografia.

Estratto dalla nota introduttiva di Pasquale Soccio

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Pubblicato: mercoledì, 09 ottobre 2013 (1.676 letture)
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