Padre Michelangelo Manicone

 

Appunti per una biografia di Michelangelo Manicone

Nato a Vico Garganico il 5 marzo 1745 sotto un’abbondante nevicata: io nacqui ne’ principi di marzo del 1745. Or l’onesto e veridico mio padre sovente narravami, che per portarmi in chiesa a battezzare fu d’uopo formarsi la strada entro essa neve.

Originario di famiglia contadina, Manicone poco più che sedicenne prendeva l’abito francescano nel convento di Santa Maria di Stignano presso San Mar­co in Lamis, nel cuore del Gargano. Con linguaggio di oggi, diremmo che fu uomo di formazione culturale molto vasta, di portata europea, tant’è che il suo bagaglio scientifico si presen­ta, ancora oggi, culturalmente molto avanzato.

Guardiano del convento di Gesù e Maria a Foggia, fu Definitore Provinciale dal 1776 al 1764 e Ministro Provinciale negli anni 1790-1794. Come egli stesso ri­ferisce, intercalava ai vari doveri le sue  peregrinazioni per li spaziosi campi appuli, per le scoscese rupi garganiche; sarà attraverso queste peregrinazioni che Manico­ne costituirà il quadro delle sue profonde conoscenze.

Tuttavia, non fu solo un ‘naturalista’. Anzi, a partire dalla pubblicazione di opere edite e inedite relative al ‘Buon senso’, appare sempre più un teologo riformatore. Il volume a cui facciamo riferimento è quello pubblicato nel 2010,Il trionfo del buon senso e altri scritti. Le radici del pensiero teologico di un riformatore.

Esso raccoglie quattro diversi scritti: tre opere di p. Manicone – la Orazione di Ringraziamento, Il Trionfo del Buon Senso e i Teoremi antropologici e antropologici-theologici – e  l’anonima Lettera del Buon Senso a lui indirizzata da un non identificato oppositore. Quattro opere, dunque, che oggi consentono di disegnare il profilo di un Manicone ancora inedito e che va ad integrare la fisionomia, certamente più nota, del padre naturalista e autore della celeberrima Fisica Appula.

Questo nuovo profilo si arricchisce ulteriormente con i due tomi de La Dottrina Pacifica edita in Napoli nel 1790, in cui l’autore cerca una sorta di conciliazione tra sacerdozio e monarchia e propone una sintesi delle virtù utili e produttive per la vita sociale del religioso e del cittadino.

Delle vicende del ’99 e della sua partecipazione ai rivolgimenti politici, poco sappiamo. Di certo, una Lettera autografa indirizzata al Sovrintendente di Capitanata del 16 marzo 1810 e conservata in fotocopia presso la Biblioteca Comunale di Vico del Gargano, offre una doppia testimonianza: in primo luogo, esprime la sincera stima di G. Capecelatro, arcivescovo di Taranto e Ministro dell’Interno del Regno di Napoli, nei riguardi del padre vichese; in secondo luogo, accenna al lavoro – i cosiddetti Travagli Statistici – che p. Manicone stava realizzando per il Burò napoletano di Statistica in qualità di membro corrispondente per la Capitanata.

Da questa Lettera riportiamo le sue commoventi ed ultime parole: Io sono un povero frate e non ho danaro né meno per comprarmi un caffè. Tutto perdei nel terribile 99. Dunque priego V. E. di farmi dare qualche cosa.

Mimmo Scaramuzzi

 Pubblicato: martedì, 24 settembre 2013 (1.875 letture)
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