Storia della biblioteca

La sua vita si identifica con quella del Santuario di San Matteo, di cui è emanazione. Già dall’inizio del sec. XX, al ritorno dei Frati dopo la forzata lontananza dovuta alle vicende risorgimentali, la biblioteca fu avvertita come la naturale prosecuzione del Santuario.

Nacque come esigenza dello Studio di Teologia da poco istituito. Il suo primo catalogo contava solo 250 volumi.Nel 1937 la Biblioteca aveva quasi 7.000 volumi che nel 1939 crebbero ad oltre 15.000. Da quel momento la Biblioteca cominciò a interessare anche il mondo della cultura laica, le Università, gli Istituti di ricerca.Uno degli artefici più convinti e tenaci fu P. Diomede Scaramuzzi, di San Giovanni Rotondo, giovanissimo e non ancora sacerdote, già autore di pregevoli opere di teologia. Il P. Scaramuzzi per tutta la vita ha sentito la magia di questi luoghi così densi di profumi; al finire dei suoi giorni, ricordando tanta grazia, offrì al convento di San Matteo, insieme ai suoi ultimi pensieri, anche la sua preziosa biblioteca accumulata in tanti anni di ricerche e di studi.

Tra il 1960 e il 1970 l’idea maturò con l’aiuto di intellettuali di grande valore, attenti alle pontenzialità culturali dei Frati Minori di Puglia.

Fra questi amici, ci è caro il ricordo del prof. Angelo Ciavarella, Direttore della Biblioteca Palatina di Parma, del prof. Antonio Quacquarelli dell’Università di Bari, del prof. Antonio Caterino sovrintendente ai beni librari della Puglia, dei fraterni amici prof. Tommaso Nardellae prof. Pasquale Soccio.

Nel Capitolo Provinciale del 1970 fu stabilito di concentrare i fondi librari dimenticati dalle soppressioni e ancora giacenti nei vari conventi in tre grandi Biblioteche site nei conventi di San Matteo a San Marco in Lamis, della Madonna della Vetrana a Castellana-Grotte e in quello di San Giovanni dei Gelsi a Campobasso.

Il rapporto fortemente propositivo stabilito tra il mondo laico e i religiosi francescani di San Matteo è stato il binario principe su cui la Biblioteca si è sviluppata e si è arricchita di molteplici interessi, dotandosi, nonostante le endemiche debolezze strutturali, di una capacità di sopravvivenza che va ben oltre le alterne fortune, le debolezze degli operatori e la consueta scarsità di mezzi.

In rapida sintesi ricordiamo alcuni avvenimenti che hanno dato impulso a questo gioco di reciproci stimoli fra laici e religiosi.

Furono redatte molte tesi di laurea, ci furono collaborazioni importanti sia nei convegni di studio che nel campo dell’editoria. La biblioteca si trasformò in cenacolo dove ancora oggi gli studiosi ricercano, progettano, discutono. La Fraternità Francescana di San Matteo si è trasformata in una sorta di Fraternità allargata dove chiunque, dallo studioso di fama allo studente universitario al giovane liceista si trova a casa sua.L’istituzione delle Regioni a statuto ordinario aveva dato forte impulso agli studi delle realtà locali destando l’interesse anche per le cose francescane. Soprattutto la storia delle fondazioni conventuali fu studiata come elemento importante per la valutazione di tendenze spirituali, assetti economici, sviluppi urbanistici. Il rapporto fra insediamenti francescani e territorio si rivelò notevolmente fecondo. Il centenario della morte di San Bonaventura nel 1974, come già qualche anno prima quello della morte del Beato Giovanni Duns Scoto, diede maggiore profondità all’interesse per gli studi francescani già consolidatisi anche nelle Università meridionali. Più ancora questa tendenza si rivelò positiva con l’800° anniversario della nascita di San Francesco nel 1981, come lo era stata in occasione del 750° anniversario della morte nel 1976.

Tutto ciò diede i suoi frutti migliori in occasione del IV centenario della presenza dei Frati Minori a San Matteo nel 1978. Il centenario fin dall’inizio fu inteso come l’occasione per iniziare un’azione culturale più organica in rapporto molto stretto con le istituzioni culturali del territorio e con le Università. Furono celebrati i Convegni di studio del 1978 del 1979 e del 1980 e pubblicati i relativi Atti toccando alcune importanti piste di ricerca, la storia, l’archeologia e il francescanesimo, che in seguito divennero oggetto di ricerche più sistematiche nei convegni di San Severo e in altre iniziative di lungo respiro.

Nella galleria della sala di lettura fu aperta l’esposizione archeologica.

Iniziarono le prime mostre della Bibbia dapprima in modo timido e occasionale, poi con maggiore frequenza e qualificazione.

In tutto questo movimento i laici si assunsero, tra l’altro, le funzioni di collegamento con gli istituti Universitari e con gli studiosi, e quelle più dimesse ma altrettanto importanti di correttori di bozze, disegnatori, fotografi, meccanici, elettricisti, ecc.

Intanto la biblioteca cresceva. Arrivarono cospicue donazioni da famiglie di diverse località della Capitanata. Nello stesso tempo crescevano di numero e di consistenza le varie collezioni di beni culturali.

Biblioteche fino al 1886

La storia delle biblioteche dei Frati Minori del Gargano, della Capitanata e del Molise inizia alla metà del sec. XV con un testo legislativo inserito negli Statuti della Vicaria Osservante della Provincia francescana di Sant’Angelo di Puglia e Molise redatti nel convento di S. Nazario a Morrone del Sannio nel 1448 (cf. P. Doroteo Forte, Testimonianze francescane nella Puglia Dauna, pag. 118).

Art. 28. Item che li libri siano prestati a cuj n’ave bisogno, secundo el suo offitio, maxime a confessori.

Art. 29. Item che li libri dello offitio divino, de confessare e de predicare, de alcuno valore, siano tenuti in lochi securi e inclusi. Et in omne loco se includono li libri e calizi co la clavatura bona per li scandali già provati.

Nei primi decenni del sec. XVI i conventi Osservanti dov’erano le biblioteche, tutti nel Molise, passarono ai Frati Minori Riformati. Tuttavia una traccia importante di queste prime biblioteche è arrivata a noi contenuta negli inventari delle biblioteche monastiche redatti a cura della Congregazione dell’Indice alla fine del sec. XVI.

Carta illustrante gli insediamenti francescani sul Gargano - Archivio della Biblioteca di San Matteo CLICCA PER INGRANDIRE

Altre notizie sono desunte dalla storia degli istituti di formazione, in particolare delloStudio di Teologia in ordine ad jubilationem del convento di Gesù e Maria a Foggia e dello Studio di Teologia di seconda classe del convento di S. Maria delle Grazie a Campobasso.

Locali della biblioteca

La biblioteca occupa quattro grandi ambienti siti su tre livelli. Dal piazzale del convento si entra in un cortile posto a sinistra dello scalone d’ingresso. Un portoncino in legno di castagno immette nel corridoio dove sono esposte alcune delle raccolte museali della biblioteca. Sulla parete destra un ampio arco di pietra è l’ingresso di una vasta sala deposito contenente scaffali compattabili intitolata a P. Michelangelo Manicone, frate teologo e scienziato del sec. XVIII vissuto anche a S. Matteo. Nella parete di sinistra si apre  la sala di consultazione dedicata a P. Antonio Fania (Leggi scheda), a cui la biblioteca è dedicata. L’ampia sala, di forma alquanto irregolare, è scandita da una fuga di archi in cui si sviluppa un sistema di scaffali di legno e metallo. Dalla sala di consultazione si accede alla Galleria dei Benedettini che contiene la raccolta archeologica.

Tutti i locali adibiti a biblioteca fino al 1866, anno in cui i religiosi furono espulsi dal convento a seguito delle leggi eversive del nuovo governo unitario, erano adibite a stalle. Una monumentale scala conduce alla Galleria dei Pastori. È il più ampio deposito della biblioteca costituito da una serie di cinque aule distinte da alti archi di pietra. Alti scaffali compattabili in metallo occupano tutti gli spazi di questo Deposito Inferiore.

La biblioteca è dotata di un Auditorium, della capienza di circa 100 posti a sedere, dotato di impianti audio e video. Viene utilizzato per i convegni di studio, seminari e attività didattiche ed è a disposizione di quanti ne facciano richiesta.

Tutta un’ala del secondo piano del Convento, intitolata al venerabile P. Agostino Castrillo, costituisce il Deposito Superiore, che raccoglie le sezioni di Audio-video-teca, Mariologia, Spiritualità, Narrativa, Cucina, Fumetti.

Lungo lo stesso secondo piano, si trovano collocate le sezioni di Agiografia, il fondo Gigino e Rita Pignatelli, il Fondo Giovanni Lauriola e Provinciale. Ivi si trovano i quattro depositi dell’Archivio Storico Provinciale.

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