L’ambiente antropico

 

La vita e il lavoro

I dintorni del Santuario rappresentano una sintesi della storia del Gargano meridionale nei suoi due aspetti principali: la storia naturale e quella della frequentazione umana. Le due storie da qualche milione di anni s’intrecciano, s’incontrano e scontrano, si identificano e nello stesso tempo si distinguono, s’influenzano reciprocamente e spesso sono nemiche. La natura arida e sagrotta-ricoverossosa, s’impone col suo carattere più indipendente e selvaggio; dappertutto domina incontrastata la pietra. Battute dalle tempeste, le pietraie si mostrano in tutta la fantastica varietà di forme fra le quali, timida e rinsecchita ma sempre tenace, spunta l’erba odorosa, saporito pascolo di pecore e capre. In questo ambiente l’uomo ha vissuto come ha potuto coniugando in modo eccelso il verbo “arrangiarsi” e, come accade nelle zone più aspre della terra, non ha potuto aspirare ad altro che a sopravvivere. I segni più evidenti della frequentazione umana sono costituiti dai molti chilometri di muri a secco che coprono con fitta rete tutto il territorio. Sono recinzioni di proprietà e dei radi appezzamenti seminativi, ricoveri all’aperto delle greggi (…) con i loro mungitoi (…) e i grandi camini per la produzione del formaggio (…). Poi ci sono le casupole di sosta e i ricoveri provvisori, tutte di pietre non lavorate, con la loro brava cupola erbosa.. Anche le case di abitazione (…) sono costruite con gli stessi materiali, ma sono intonacate e coperte dalle chianche (…), sottili sfoglie di pietra che si trovano in particolari cave. La raccolta e conservazione dell’acqua era una delle principali preoccupazioni Piscina 1dei nostri antenati.

Le innumerevoli cisterne che si aprono a fil di suolo e le monumentali piscine scavate e foderate di pietra in fondo alle doline rappresentano nella loro povertà interessanti esempi di Piscina 2ingegneria idraulica.

Nell’agricoltura le pietre servivano per costruire muretti di contenimento che consentivano la coltivazione del magro terreno di pendii scoscesi. Le terrazze ricavate erano larghe pochi metri.

Per rendere coltivabili i ripidi e scoscesi pendii dei valloni i contadini costruivano una serie di muretti di contenimento (…) che davano stabilità al pagghiare_6terreno e permettevano l’aratura, l’impianto di mandorleti e, a volte, anche la coltivazione di ortaggi, patate e perfino frumento. Ancora oggi gli impervii pendii, ormai abbandopagghiare_7nati, sono una testimonianza viva ed efficace di millenni di fatica.

Poi ci sono i resti di strutture “industriali” utilizzate fin dentro la modernità: impianti per la produzione della calce (caviciunare), dei mattoni e delle tegole (pinciara), fosse per la conservazione della neve (nevera) scavate in fondo alle doline. Qua e là s’incontrano grotte attrezzate a ricovero. Non mancano opere che non hanno uno scopo funzionale, ma che rappresentano quel mommuretto 2entoarco_1 creativo gratuito e appagante di cui tutti noi abbiamo bisogno per sentirci, appunto, uomini.

Un esempio bellissimo è l’arco di S. Michele costruito sullo stretto sentiero tracciato lungo la Valle di Vituro, oggi quasi dimenticato, che fino alla metà del sec. XIX i sammarchesi percorrevano per recarsi a Foggia.

muretto 1

terreno terrazzato 2

pagghiare_2terreno terrazzato 1

L’ambiente religioso: santuari e pellegrini

Per quanto possa sembrare paradossale, il suo stesso isolamento e aridità hanno fatto del Gargano un punto irrinunciabile nella complessa geografia religiosa d’Italia. santuario_1935Già dalla più remota antichità pagana il promontorio era meta di pellegrinaggi diretti ai luoghi, non ancora identificati, dove si adoravano Calcante e Podalirio. Anche la dea Venere, col titolo di sosandra (salvatrice degli uomini), era adorata nella sua grotta di Vieste da marinai scampati alla furia dell’Adriatico.  Alla fine del sec. V d.C. le apparizioni dell’Arcangelo Michele in una grotta sita in un luogo tra i più impervi della montagna hanno proiettato lo Sperone d’Italia tra i luoghi spirituali più importanti e frequentati dell’intera Europa (…). La via che dalle pianure settentrionali del Tavoliere s’insinua nel Gargano e passando per la Valle di Stignano si ferma a Monte Sant’Angelo si popolò dei pellegrini che arrivavano dalla dorsale adriatica. La via era tracciata sul fondo della lunga, stretta e profonda valle che separa il Gargano meridionale dal resto del promontorio. Così il Gargano meridionale, nonostante l’asprezza del suolo e la scarsità di acqua, si vivificò di una presenza umana varia per origine e cultura. L’intenso passaggio di pellegrini diretti alla Grotta dell’Arcangelo provocò la nascita di luoghi di riposo, gli ospizi, e di assistenza spirituale, i monasteri. Poi venne la volta dei borghi che in seguito divennero città: San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo. Molta parte di questo territorio ricadeva nel grande feudo dell’Abbazia benedettina di S. Giovanni in Lamis, attualmente Convento-Santuario di S. Matteo Apostolo (…). Lungo i secoli il Gargano meridionale, pieno di grotte e di anfratti nascosti venne invaso da numerosi gruppi di pellegrini speciali che trovavano su questa montagna alta e solitaria sulla pianura e sul mare le condizioni ideali per la vita di preghiera, nella solitudine e nella contemplazione (…). Il Gargano meridionale divenne una Montagna Sacra. Questa sacralità nel sec. XX è stata conosciuta in tutto il mondo per la presenza di un santo dei nostri giorni, P. Pio da Pietrelcina (…).